La finta cassata e un nuovo blog

Mar 21st

E’ nato un nuovo blog, elegante, colorato, ben fatto:  il blog della Lube! Sissignore, la Lube, quella delle cucine-mega-galattiche, che ultimamente mi sogno anche la notte … ma non divaghiamo! La Lube mi ha chiesto di raccontare cosa significhi la Cucina per me e io l’ho fatto con piacere. Ho anche abbinato una ricetta tradizionale della mia famiglia (un dolce che mia nonna faceva sempre con amore infinito) e scattato delle foto che poi loro hanno montato in maniera davvero bellissima. Insieme a me hanno raccontato la Loro Idea di Cucina anche Tinuccia e Teresa e so che presto si aggiungeranno altri blogger.

Prima di lasciarvi alla lettura, per dovere di cronaca vi avviso che quella che tiene la torta in mano è mia sorella!!!! Io non potrei essere così neanche dopo pane e acqua per un mese!!  Grazie sorellina per essere stata la mia modella!

La cucina secondo me (dal blog Lube)

Quella di mia nonna paterna era di metallo, dipinta di bianco, con le maniglie nere: tipica anni ’50, indistruttibile e sempre in ordine! Una signora a la page, un po’ matura ma ancora lì, salda, che ci vede crescere e sembra invecchiare meno velocemente di tutti noi! Quella di mia nonna materna invece era più piccola, pratica, scura di colore (doveva reggere l’urto quotidiano dei nipoti), con sempre qualche pentola piena di legumi sui fornelli, come tradizione campagnola vuole. La spianatoia di legno, usata per fare le orecchiette, era la vera regina della cucina. Quella tavola di legno levigata, tanto usata, trasportabile da una stanza all’altra, da una casa all’altra.. rappresentava tutto il necessario. Per mia nonna, dove era lei era la cucina.

Quella di mia madre invece rispecchiava una  donna moderna, lavoratrice, che contemporaneamente studiava e portava avanti la famiglia. Non utilizzata durante la settimana, se non la sera,  ma piena di padelle il Sabato e la Domenica, quando veniva il momento di preparare porzioni, sacchetti e contenitori di verdure da congelare per riprenderle durante la settimana successiva, al momento del bisogno. L’odore delle verdure che cuociono nell’acqua che bolle era quello tipico del Sabato, insieme al suono delle palette di legno che rimestano e dei coperchi alzati e rimessi giù. Il congelatore la faceva e la fa da padrone! Lui, Il migliore amico della mamma lavoratrice, senza il quale, al giorno d’oggi,  poco si potrebbe fare! Poi finalmente è arrivata la mia, di cucina. A dire la verità, sono stata un po’ miope e poco accorta nella scelta della tipologia ma all’epoca ancora non ero stata presa dalla folle passione per lo spignattamento! Mangiare e cucinare mi piacevano ma la passione è venuta dopo..e così scelsi una bella cucina in muratura … che tutto è tranne che comoda! Difficile da pulire, ha l’aria di essere enorme ma non è tarata sulle mille diavolerie di cui sembro non poter fare più a meno: in primis la planetaria! Il problema di avere un’impastatrice è che si  comincia, ovviamente, ad impastare e quindi termini come “incordatura”,” velocità della foglia e del gancio” e soprattutto ” temperatura dell’impasto” entrano di diritto nel dizionario quotidiano. Il fatto è che le ricette ti chiedono di passare dai 18 ° di media ai 26° 27° necessari alla lievitazione …. e la mia cucina ha l’ increscioso inconveniente di non essere così duttile in fatto di temperatura! Ho l’atroce sospetto che si ostini a rimanere più o meno sui  22°, in barba alle mie raccomandazioni. Inoltre, come se questo non fosse sufficiente, non si pulisce da sola..anzi, si sporca con estrema facilità! Sembra che lo faccia apposta!

Però devo ammettere che la mia cucina è il mio regno. Quello dove sono a mio agio, dove metto le cose nel posto in cui voglio e le ritrovo anche! Dove sto lì a guardare ogni tanto il vetro del forno per vedere se una torta cresce bene, mentre il profumo del dolce si spande man mano insieme al calore. E’ sempre da lei che vado quando voglio stare tranquilla e concentrata. E lei mi accoglie quando sono così nervosa da buttare tutto all’aria. E’ paziente, anche se a volte la tratto un po’ male. Per l’uso che ne faccio (colpevoli anche gli esperimenti del blog) forse ora avrebbe bisogno di andare in pensione! Ma la prima cucina non si scorda mai, nel bene e nel male! E ricorderò sempre le mattonelle scelte in pendant al del legno, le maniglie stile ‘800 e gli sportelli tipici di una casa di campagna, con quel color legno intenso sempre molto rassicurante. Probabilmente quando la cambierò sceglierò tutto un altro stile, moderno, funzionale, pratico  … e sarà bello poter insegnare alla nuova cucina tutto ciò che mi ha trasmesso  amorevolmente quella vecchia mi ha insegnato.

Per tutte le donne della mia famiglia, il momento magico, in cucina, è quello della preparazione del dolce. Mia nonna paterna ci ha tramandato questa consapevolezza: piccola o grande, moderna o classica..la cucina è il posto dove il Dolce prende vita ! I suoi nascevano di notte, perché non voleva essere disturbata e chi si avventurasse verso le due di notte presso la sua cucina, poteva sentirla mentre scambiava qualche parola con gli attrezzi con cui decorava, rifiniva, tritava, per convincerli a fare il loro lavoro al meglio e ottenere il dolce desiderato. E la gioia al nostro risveglio era quella di trovare qualcosa di speciale dentro il grandissimo frigorifero oppure su in alto, sull’ultimo ripiano della credenza . Tutti partecipavamo di quella golosità perché mia nonna era solita mandare una parte alla consuocera, alle sue amiche, alle  vicine, al parroco … il frutto di quella cucina andava condiviso. E in fondo la condivisione e la gioia nel godere di un cibo prelibato  sono proprio i sentimenti che si sono tramandati da una cucina all’altra, da una generazione all’altra, da una donna all’altra. Questo è la cucina per me: una gioia da condividere.

Uno dei dolci più apprezzati era “la finta cassata”.Questa torta nulla aveva a che vedere con la cassata siciliana ma noi la chiamavamo così per via della farcitura con una crema di ricotta. La struttura era semplice: pan di spagna, bagna all’alkermes, strati di ricotta messi a macerare una notte con lo zucchero e su cui si poggiano pezzi di cioccolato fondente. Non bisognava mescolare i pezzi all’interno della ricotta: dalla fetta si distinguevano bene il rosso del liquore, il bianco candido della ricotta e il marrone scuro dei pezzi di cioccolato. La copertura era rigorosamente con amaretti secchi sbriciolati e la decorazione con le ciliegie candite: l’immancabile tocco rosso, che riprendeva cromaticamente il rosso della bagna.

Questa è la ricetta lasciata in eredità di madre in figlia che condivido volentieri:

La finta cassata

Prep Time: 1 hour, 30 minutes

Cook Time: 1 hour

Total Time: 2 hours, 30 minutes

La finta cassata

Ingredienti

  • Per il pan di spagna
  • 5 uova
  • 150 gr di zucchero
  • 150 gr di farina 00
  • Per la farcia
  • 700 gr di ricotta di pecora
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 100 gr di cioccolato fondente
  • Per la bagna
  • 120 gr di acqua
  • 80 gr di zucchero
  • 60 gr di Alkermes (io, quello delle Officine di Santa Maria Novella!!!!!!)
  • Per la farcia
  • 700 gr di ricotta di pecora
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 100 gr di cioccolato fondente
  • Per la decorazione
  • Ciliegie candite
  • 100 gr di amaretti secchi sbriciolati

Procedimento

  1. Accendere il forno a 170°. Sbattere a lungo le uova con lo zucchero, fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro (mia nonna diceva che doveva “scrivere”). Aggiungere lentamente la farina setacciata, girando dal basso verso l’alto. Imburrare e infarinare una teglia da 24 cm e cuocere per 20-30 minuti (a secondo del forno). Far freddare su una graticola. Setacciare la ricotta, unire lo zucchero e mescolare bene. Mettere in frigo fino al giorno successivo. Tagliare il cioccolato fondente: i pezzi devono essere leggermente irregolari e non troppo piccoli. Tagliare il dolce in due strati (o in uno se preferite lo strato di crema più alto). Mettere a bollire l’acqua con lo zucchero. Quando raggiunge il bollore spegnere e aggiungere il liquore. Una volta freddo, bagnare il pds, spalmare la ricotta e spargere il cioccolato fondente. Comporre il dolce, spalamare con la ricotta rimanente la superficie, decorare con gli amaretti sbriciolati e le ciliegie candite.
http://www.cookingplanner.it/2012/03/21/la-finta-cassata/

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"