Una consolante eredità

Ott 19th

Quando dicevo che i miei due furfantelli mi ricordavo tanto Albertino e La Pasionaria del libro Il corrierino delle Famiglie di G.Guareschi (nasce da lì il loro “nick” blogghesco), non immaginavo certo fino a che punto. In quel libro meravigliosamente divertente e scritto in maniera tanto garbata da rimpiangerlo spesso quando leggo i contemporanei, nel primo racconto Albertino e La Pasionaria, prendendo spunto da una frase della mamma Margherita, cominciano a spartirsi l’eredità, applicando bollini rossi e verdi su tutto ciò che era presente in casa (genitori compresi).

Non dico che i miei siano arrivati ai bollini, ma di certo le spartizioni le hanno fatte con meticolosità e professionalità straordinarie.

Il tutto parte dal fatto che nel giro di pochi mesi, come può capitare a chiunque, hanno vissuto la morte di due persone care: il loro bisnonno e il nonno del migliore amico di Albertino. Non ho mai ritenuto giusto nascondergli la morte. Fa parte della vita e ho cercato di parlarne con parole adatte a loro..ma non mi sono mai inventata cose strane e spesso ai funerali hanno anche partecipato, e con giudizio posso dire. Quindi ogni tanto ritornano le comprensibili domande di chi vuol capire qualcosa che è impossibile comprendere fino in fondo.

La morte del nonno ha avuto un grosso impatto su di loro, sia perché arrivando alla casa delle vacanze hanno avuto la delusione di non trovarlo sia perché hanno vissuto e vivono anche ora, per forza di cose, quel trambusto generale di dovuto a tasse, successioni, eredità, divisioni fra fratelli, notai vari, etc etc.  Devono in particolar modo aver pensato con attenzione al concetto di eredità, tanto bene che ho sentito questo discorso fra loro:

P. :”sai, quando nonna (mia mamma, ndr) sarà in cielo, mi ha detto che io mi potrò prendere la sua collana e gli orecchini con le pietre viola. Ha detto che sarà sempre un suo ricordo.”

Albertino, che in un primissimo momento si era molto intristito al pensiero della perdita della nonna, ha poi evidentemente ragionato in altro senso sulle parole della sorella:

A.:“ma anche io voglio un ricordo. A me che mi dà?”

niente”disse la Pasionaria”lei è femmina e le cose sue le dona a me

Albertino, non potendo contraddire questa verità, ha pensato bene di  dirottare i suo pensieri eriditari verso altri lidi.

allora io mi prendo la bicicletta di papà. E pure la macchina grande. Lui è maschio.”

Lei, che tutto è tranne che sprovveduta, non poteva certo dichiararsi d’accordo

“ma quella roba vale più della mia. Allora anche io voglio la macchina!”

Tu ti prendi quella piccola di mamma!

ma quella è rotta e lo specchietto pende sempre vicino il finestrino

fa niente. Cammina e per te basta” rispose un pragmatico Albertino.

La sorella però sentiva di non potersi ancora ritenere soddisfatta.

io penso che prenderò tutti i gioielli di mamma. E anche il suo trucco, così me lo metto senza che si arrabbia.

e no, i gioielli di mamma vanno anche a mia moglie”. Albertino tirava fuori pretese non da poco ma non aveva fatto i conti con un fatto essenziale: La Pasionaria è una donna e una donna, si sa, su questioni del genere, la spunterà sempre.

Tua moglie non è sua figlia. Quindi non si prende niente perché la figlia di lei sono solo io. Io poi voglio anche la macchina fotografica

Insomma, era chiaro che i signorini avessero superato in fretta la perdita parentale e che si stessero adeguatamente consolando con i beni  di tutta casa. Ormai la spartizione era quasi giunta al termine (ero quasi spogliata di tutto) quando venne fuori un’annosa questione.

e quel robot rumoroso che le piace tanto e usa sempre..chi se lo prende??” Albertino si stava ponendo il problema etico della successione del Kenwood. Roba da far tremare i polsi, diciamolo.

La Pasionaria ci pensò seriamente per un minuto prima di dire” quello glielo lasciamo: se lo può portare con lei così è contenta.

Ultimamente sta sempre a fa cornetti”. Albertino accettò senza riserve. “sì, glielo mettiamo dentro la bara

Tutto sommato non potevo lamentarmi: il salto buio e oscuro verso l’aldilà l’avrei fatto a fianco del mio prode cavaliere Sir Kenwood. Quello che sto ancora cercando di immaginare, e non senza sentimenti di angoscia,  è la forma della bara che mi aspetta. Ma confido nell’indubbia capacità di risoluzione dei problemi della Pasionaria. So che riuscirà a farlo entrare in un modo o nell’altro.

Non a caso hanno citato i cornetti. In questo blog ultimamente si è celebrata la sagra del croissant, grazie al libro di Leonardo Di Carlo (come qui e qui). Mi sembrava molto ingiusto non provare almeno una ricetta di cornetto italiano. Su questo argomento, la par condicio vale poco, perché io appartengo al partito del croissant. Però riconosco il merito del partito avversario, quindi mi sembra doveroso rendere omaggio al partito avversario, quello del cornetto. Il cornetto italiano, quello brioscioso, con un aspetto più compatto del croissant e più colorato (data la presenza di uova). Quello che si inzuppa facilmente nel cappuccino e che la fa da padrone in tutti i bar italiani fra le 7 e le 10 del mattino.

Andava fatto e così è stato! Continuo a preferire i croissant ma devo ammettere che questi cornetti sono molto buoni, morbidi e non pesanti e molto profumati! Scusate per la terribile foto, fatta alle 5:30 di mattina, dopo averli cotti e prima di andare a lavoro, con un occhio chiuso..e l’altro pure! Per non rimettermi a letto a dormire ho fatto una gran fatica!Ah, per le pieghe…da Paoletta trovate una spiegazione fotografica molto dettagliata!

Cornetti all'Italiana di Leonardo Di Carlo

Cornetti all'Italiana di Leonardo Di Carlo

Ingredienti

  • Per il preimpasto:
  • Farina W 300-350, p/l 0,55-0,65 g 200 (io ho fatto metà dose di tutto)
  • Lievito di birra 10 g
  • Acqua 110 g
  • Per il pastello:
  • zucchero semolato 220 g
  • acqua 250 g
  • malto in polvere 20 g (non l’avevo e ho usato un cucchiaino di malto liquido)
  • uova intere 250 g
  • lievito di birra 10 g
  • farina W 300-350 p/l 0,55-0,65 800 g
  • Burro 220 g
  • Buccia d’arancia grattugiata fine 12 g
  • Bacca di vaniglia (io ho usato l’essenza homemade) 2g
  • Sale fino 20 g
  • Per i giri di sfoglia
  • Burro piatto per prodotti sfogliati (a trovarlo ….. ho usato dei panetti normali) 550 g

Procedimento

  1. Per il preimpasto, fare un impasto mescolando gli ingredienti, lasciare lievitare fino al raddoppio del volume per due volte a 26°, per 1 ora circa (regolatevi se dovesse esserci una temperatura inferiore).
  2. Per il pastello, mettere in planetaria zucchero semolato, malto e liquidi presenti e l’altra parte di lievito di birra; far sciogliere e unire il resto della farina. A metà impasto aggiungere il rpeimpasto e lavorare fino alla formazione della maglia glutinica.
  3. Rendere il burro cremoso e mescolarvi sale e aromi, aggiungere poco per volta sull’impasto formato (mentre la planetaria gira) e lavorare fino a completo assorbimento.
  4. Una volta pronto l’impasto, coprire bene e far lievitare per un’ora a 24°-26°. Formare un panetto rettangolare, avvolgerlo nella pellicola e mettere in frigo a 4° per tutta la notte.
  5. L’indomani, tirare il burro fuori dal frigo almeno un’ora prima di lavorarlo. Usando il matterello e fra due fogli di carta forno, stenderlo a rettangolo. Inserire nel pastello, precdentemente tirato col mattarello e dare tre giri di pieghe semplici, rispettando ogni volta una pausa di almeno un’ora e facendolo riposare sempre in frigo fra una piega e l’altra.
  6. Effettuata la 3° piega, fra raffreddare in frigo per due. Tirate la sfoglia e formate a piacere.
  7. A questo punto avete due strade: o congelate i cornetti (per poi tirarli fuori 6 ore prima di cuocerli) o farli lievitare per 3 ore.
  8. Pennellare con uovo sbattuto, ricoprire con zucchero semolato e infornare a forno già caldo alla temperatura di 220° per 5-6 minuti e poi a 180 per altri 7-8 minuti.
http://www.cookingplanner.it/2012/10/19/una-consolante-eridita/

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"