Di prove, esistenze e cup cake

Lug 24th

Storie di normale amministrazione per le mamme. Hai sempre qualcosa da fare dentro casa: vai da una camera all’altra, da una camera alla cucina, stiri, (che dalle mie parti è gettonatissimo), e sistema la cameretta che è un caos (anche se dopo è solo un po’ meno caos), e metti su due cose per la cena, e rispondi al telefono che squilla mentre hai tutte e due le mani occupate e scappa la pipì ad entrambi i figli e pure al gatto, etc etc. 

cupcake 4

 

I bambini di ogni mamma-media fanno solitamente le loro cose- medie: litigano, giocano, litigano, mangiano, litigano, disegnano etc etc.

I miei non fanno eccezione e normalmente, fra una litigata e l’altra, può addirittura passare un intervallo di mezz’ora in cui ognuno dei due si dedica alla attività prediletta del momento. In quel caso specifico, Albertino disegnava e La pasionaria giocava a vestire e svestire la sua bambola preferita. Io ero impegnata e camminare nel corridoio a trasportare il blocco granitico di panni da stirare, molto concentrata sul livello di vapore in cui sarei stata presto immersa, con 32 gradi all’ombra. Sono stata attratta, però, dalla canzoncina canticchiata da La Pasionaria, tutta impegnata con i vestiti di ricambio della sua My Doll. La canzoncina faceva così:

“meno maleeee, che so bellaaa, come il soleeee. Meno maleeee. Che mi faccioo sempreee il bagnettoooo, no come i maschi”.

Avevo appena passato la porta della sua camera, mi sono fermata, sono tornata indietro e mi sono affacciata:

“meno maleeee, che so bellaaa, come il soleeee. Meno maleeee. Che mi faccioo sempreee il bagnettoooo, no come i maschi”.

cupcake 2

 

Ho pensato che, se proprio non aveva un futuro da autrice di testi canori, almeno sarebbe cresciuta con una solida autostima. La cosa mi ha tranquillizzata e ho ripreso il viaggio verso l’asse da stiro.

Durante il cammino, passata la porta della cucina, sento la voce di Albertino che, seduto al tavolo a disegnare, mi chiede perentorio: “mammaaaa, mi spieghi questa cosa della resurtazione?”

Tenendo ancora in mano il granitico blocco di panni, sapevo che la conversazione non avrebbe preso una bella piega per me. D’altronde, il manuale della brava mamma insegna a correggere con sollecitudine le parole inventate dai figli e proprio non mi son potuta trattenere.

“Resurrezione. Si dice resurrezione”

“ Ecco sì. Vorrei capire una cosa: ma perché c’è la resurtazione…”

“Resurrezione”

“Perché c’è la resurrezione se Gesù è Dio? Come fa a morire uno che è Dio?”

32°. Sette anni e mezzo.

Ricordo che a 8 anni, nel pieno di un viaggio di ritorno dalle vacanze, chiesi a mia madre dell’origine di Dio. Dio non si vede eppure gli uomini hanno l’idea della sua esistenza, spiegavo il mio ragionamento a mammà, quindi qualcuno deve averlo visto, non trovi?

Ebbene, Albertino mi aveva buggerato di mezzo anno. Mia madre, in quel viaggio, si lanciò in spiegazioni  che spaziavano nelle tre prove dell’esistenza di Dio (ontologica, cosmologica e teologica), decisamente molto interessanti per me e molto poco per mio padre che era alla guida e lottava per non avere un colpo di sonno. Non capii un granché ma alla fine restavo convinta che qualcuno, nella notte dei tempi, dovesse aver visto Dio e in seguito avesse sparso la voce, in modo molto ontologico, cosmologico e teologico.

Ora però Albertino faceva un passo in più. Evidentemente si era già risposto a modo suo sull’interrogativo dell’esistenza e passava a quello della natura di Dio. Il che era grave, dal punto di vista di chi doveva fornire spiegazione plausibili e soprattutto comprensibili, ovvero la sottoscritta. E mentre cercavo mentalmente di ricordarmi dove avessi messo il mio vecchio Abbagnano, Storia della Filosofia I, cercavo maldestramente di prendere tempo.

“ te lo posso spiegare stasera?? ora devo stirare!!”

“e perché, non me lo puoi spiegare mentre stiri? Puoi parlare no?”

“E’ un discorso lungo, giuro che stasera prima di andare a letto te lo spiego”

 “meno maleeee, che so bellaaa, come il soleeee. Meno maleeee. Che mi faccioo sempreee il bagnettoooo, no come i maschi”

“ Va bene, così ti Faccio anche le altre domande che mi sono venute in mente su Gesù e lo Spirito Santo.”

Non so perché ma la speranza che si sarebbe addormentato mentre spiegavo o, quantomeno, tentavo di spiegare la natura umana e divina di Gesù si affievoliva ad ogni camicia stirata e pantaloncino ripiegato, mentre, imperterrita, La Pasionaria ripeteva il suo ritornello.

“meno maleeee, che so bellaaa, come il soleeee. Meno maleeee. Che mi faccioo sempreee il bagnettoooo, no come i maschi”

Quella sera è stata una lunga sera., in cui ho tirato fuori i migliori ricordi in molte parole, mai quella volta, povere. Mi è sembrato sufficientemente convinto, almeno fino alla prossima domanda . Intanto ripasso La critica della Ragion Pura, che non si sa mai.

Ricetta di oggi (nata proprio quella sera, dopo l’affannata spiegazione): cupcake con pesche e semi di papevero blu.

Cupcake pesche e semi di papavero

Prep Time: 30 minutes

Cook Time: 30 minutes

Total Time: 1 hour

Cupcake  pesche e semi di papavero

Ingredienti

  • 500 g di pesche
  • 100 g di zucchero
  • 1 cucchiaio abbondante di semi di papavero blu
  • 200 g di burro
  • 4 uova
  • 200 g di farina 00
  • 1 cucchiaino di baking powder
  • 1 yogurt bianco
  • 200 g di zucchero semolato

Procedimento

  1. Sbucciate le pesche, tagliateli in quadratini. In un pentolino antiaderente, versate le pesche tagliate e lo zucchero, mescolate bene e fate cuocere circa 10 minuti. Spegnete e lasciate intiepidire
  2. Mettere il burro morbido e lo zucchero nella ciotola della planetaria e montarlo finchè diventerà leggero e spumoso. Aggiungere un uovo per volta, facendo in modo che venga assorbito bene prima di aggiungere il successivo.
  3. Aggiungere lo yogurt e mescolare bene. Inserire le pesche e i semi di papavero (lasciandone una parte ) e mescolare bene. Aggiungere la farina setacciata insieme allo zucchero a velo e mescolare leggermente.
  4. Dividere il composto nelle forme da cupcake (a me ne son venute 7 ma erano più grandi del solito), spolverare la superficie con i semi di papavero rimasti e infornare a forno caldo, alla temperatura di 180° per 30-35 minuti.
http://www.cookingplanner.it/2013/07/24/di-prove-esistenze-e-cup-cake/

 

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"