I Muffin, i samizdat e Dostoevskij

Nov 19th

I samizdat. Da quando ho scoperto il fenomeno dei samizdat ho cominciato ad amare la letteratura russa ancor di più, se possibile.

Cosa sono i samizdat? Un fenomeno particolare, unico al mondo, si è sviluppato in Russia fra le fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. E’ successo che, per sfuggire alla censura dello stato, che non permetteva di pubblicare certi libri nuovi o di far circolare certi libri vecchi, gli scrittori, quando scrivevano un libro, lo ciclostilavano e lo passavano agli amici. Questi amici, se trovavano il libro interessante, lo riscrivevano, a mano o con la macchina da scrivere e lo passavano ad altre persone. Si creavano file lunghissime e il libro si poteva avere, a volte, solo per una notte. Così la persona lo doveva riscrivere in poche ore, oppure organizzava una riunione fra pochi intimi in cui si leggeva il libro incriminato.

Dovlatov sostiene che i samizdat in Russia erano più diffusi dell’alcolismo, che quando si chiedeva di leggere qualcosa o di regalare un libro si faceva riferimento solo ai samizdat, perché i libri ufficiali era quasi scortese regalarli. Le mamme chiedevano copie di Guerra e pace in samizdat, sicure che così i figli le avrebbero lette, proprio perché proibite.

Straordinario.

Penso a uno qualsiasi di noi, in occidente, che passa la notte a trascrivere le opere di Chlebnikov, di Bulgacov, di Charms e così via, rischiando il carcere e dovendo andare a lavorare il giorno dopo. Non credo che sarebbe andata, forse mi sbaglio, ma in Russia è successo, anche perché la Chiesa e lo Stato non riuscivano più ad essere guida per il popolo, che si è affidato alla letteratura.

Non sono sorpresa che in Russia sia nato e cresciuto questo fenomeno. Per niente. E’ il posto in cui hanno scritto persone come Gogol, Puskin, Tolstoj e Dostoevesky. Con un patrimonio di quel genere sarebbe stato impossibile non volere la letteratura come guida.

Parlando dei samizdat, Paolo Nori, (scusatemi se chiedo sempre aiuto alle sue parole ma è un profondo conoscitore dei romanzi russi), diceva:

“Io ho l’impressione che nelle poesie nei racconti  nei romanzi russi del novecento, ci sia uno sbatter di teste che vien fuori da dentro, è come se una mano vien su dalla pagina ti prende la testa te la sbatte contro il tavolo che tu dopo che hai letto alzi gli occhi, il tuo sguardo è diverso”

A me è successa esattamente la stessa ma con uno scrittore russo di qualche tempo prima, precisamente dell’’800: Dostoevskij.

Leggo i suoi libri e la testa mi fa male, perché il colpo è grosso. Alzo gli occhi e mi guardo attorno, dicendomi che finora non avevo visto, o meglio, voluto vedere nulla. Dostoevskij ci mostra ciò che non vogliamo vedere, ciò che fa parte di noi e che vogliamo nasconderci nel bene, ma soprattutto nel male.

L’ultimo libro letto di Dostoevskij è l’Idiota.  E ancora non mi sono ripresa.

La storia del principe Myskin, buono e ingenuo come non possiamo immaginare, una specie di Cristo del XIX secolo, che sbalordisce chi incontra. Soffre di epilessia (come l’autore) e viene chiamato idiota, come all’epoca veniva indicato chi soffre di quella malattia. Ma poi viene spesso definito idiota non tanto per ciò di cui soffre ma per dove lo fa giungere la sua bontà, quello che fa gli dire e fare.

Del principe Myskin dirà Herman Hesse: Egli nega, questo mite Idiota, tutta la vita, tutti i pensieri e i sentimenti, tutto il mondo e la realtà degl’altri. Per lui la verità è una cosa tutta diversa che per loro. La loro realtà, per lui, è come un’ombra. Il fatto di vedere e di pretendere una realtà assolutamente nuova fa di lui loro nemico. […] [Egli] una o più volte si è trovato sulla magica soglia ove si accetta ogni cosa, dove non solo è vero ogni pensiero remoto, ma anche il suo contrario. La sua innocenza è tutt’altro che innocua, e a ragione gl’altri ne hanno terrore. […] Non che infranga le tavole della legge, ma le gira solo dall’altra parte e ci mostra che sul retro è scritto il contrario.

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Le persone che ruotano attorno al principe Myskin finiscono tutte per  riconoscere la sua nobiltà d’animo. Non tutti lo ameranno, molti se ne approfitteranno e tanti lo compiangeranno.

Ma finirà col mostrare a tutti la profondità  dell’animo umano, con tutte le bassezze e le bellezze che questo comporta.

L’anima è tenebra, dice Dostoevskij nel libro. E ad un abisso profondo giungeranno i protagonisti, tutti, nessuno escluso. Perché purtroppo il principe Myskin non sarà in grado di prendere delle decisioni, di scegliere fra l’amore di due donne, di allontanarsi dall’amore folle di NatasjaFilippovna per restare con un amore più sano e concreto di Aglaja. E riscivolerà nuovamente nella sua pazzia, trascinando con sé tutti quelli che hanno fatto parte della sua storia. Sconvolgente la scena in cui, nell’appartamento di Rogozin, si rende conto che nel letto è stesa NatasjaFilippovna, appena uccisa da Rogozin stesso, e lui acconsente a dormire lì, senza chiamare nessuno,  accanto al cadavere.

Epilogo di tanti fatti, rutilanti, che tengono col fiato sospeso. O almeno, questo è l’effetto che mi ha fatto.

Non potevo smettere di leggere, sempre col cuore un po’ accelerato, come se avessi bevuto tanto caffè, io che in purezza non lo bevo mai.

Per questo ho scelto questo libro come seconda prova per l’mtc (che ha proposto la nostra Francesca). Perché la botta intesta è stata forte. Solo i modo in cui l’autore parla di come si sente un condannato prima di un’esecuzione capital, proprio lui che aveva vissuto questa esperienza, dovrebbe essere messo come studio alla base dell’educazione civica.

E ho abbinato un muffin a questo testo, non seguendo la nazionalità di scrittore e protagonista ma strettamente le sensazioni che mi provocava. Ovvero il non riuscir a smettere, il vivere quel libro al cardiopalma. Il caffè, appunto, come se ne avessi bevuta una bella quantità. E un cuore di marmellata di albicocche all’interno, come la bontà di myskin, ma la mia marmellata al pepe, per i caratteri decisamente vivaci di Aglaja e Natascja.

L’ho servito con un caramello al caffè, dolce amaro. Come il libro.

Muffin caffè, pepe e albicocca, con caramello al caffè

Prep Time: 10 minutes

Cook Time: 25 minutes

Total Time: 35 minutes

Muffin caffè, pepe e albicocca, con caramello al caffè

Ingredienti

    Per i muffin
  • Farina 00 w 170 g 250
  • Zucchero semolato g 200
  • Zucchero invertito (golden syrup) g 20
  • Sale fino g 1,5
  • Lievito chimico 1 cucchiaino
  • 1 cucchiaino di caffè istantaneo
  • Uova intere 3
  • Caffè espresso 80 ml
  • Latte 50 ml
  • Olio di riso (o di arachidi) 160 g
  • Confettura di albicocche (e pepe)
  • Un pizzico di pepe
  • Mandorle in granella
  • Per il caramello al caffè
  • 120 g di zucchero
  • 40 glucosio
  • 100 ml di caffè espresso.

Procedimento

  1. Riunire tutti gli ingredienti secchi in una ciotola. Riunire tutti gli ingredienti liquidi in un'altra ciotola (tranne la marmellata). Versare gli ingredienti liquidi su quelli secchi e mescolare abbastanza da amalgamare tutto ma non troppo,deve essere appena amalgamato.
  2. In stampi da muffin imburrati e infarinati versare il composto e riempire fino a metà: spolverare con un pizzico di farina e aggiungere un cucchiaio di confettura, ricoprire con un'altra cucchiaiata di impasto. spolverare con un po' di granella di mandorla ogni muffin. Cuocere in forno già caldo, per 20 25 minuti, a 180° circa.
  3. Per il caramello al caffè, mettere lo zucchero e il glucosio in un pentolino antiaderente a fiamma media. Quando il caramello avrà raggiunto un bel colorito biondo scuro, togliere il pentolino dal fuoco e aggiungere il caffè (quasi bollente) in tre volte, stando molto attenti a non scottarsi. Rimettere sul fuoco e cuocere un altro paio di minuti. Utilizzare una volta raffreddato.
http://www.cookingplanner.it/2014/11/19/i-muffin-i-samizdat-e-dostoevskij/

 

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"