Tapas più cucina romana per l’mtc

Ott 15th

Cara Mai, abbi pazienza: siccome le ricette sono belle lunghe, mi concederò solo poche parole di introduzione ed evito di dirti quando ti apprezzi e quanto sia stata felice della tua scelta (va be, non l’ho evitato).

La Mai, per questo mese dell’mt challenge, ha avuto l’idea (strepitosa) di presentare le tapas, o meglio tre tipi di quelle che noi chiamiamo tapas: tapas, pinchos e montaditos.  Come se ciò non fosse sufficiente, insieme ad Alessandra ha deciso che queste tapas dovessero avere un tema, un filo conduttore a legare il tutto.

Una volta letto il regolamento (che spiega bene la differenza fra i tre tipi proposti e che consiglio di leggere perché a volta qui in Italia confondiamo), il mio tema è stato immediato: la cucina romana.

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Non chiedetemi perché ma è stata la prima cosa a venirmi in mente e quella su cui poi ho riflettuto in seguito.

E le idee sono anche venute subito. Per la tapas, ho scelto una piccola porzione degli spaghetti alla poverella di Aldo Fabrizi. Se avete tempo, ascoltate qui la sua poesia in romanesco, dove si descrivono i suoi spaghetti. Grande attore (che ho amato non solo nei ruoli comici ma soprattutto in quelli tragici), rappresenta una delle anime romane, ancora tanto sentito e tanto rimpianto. Il suo piatto non è uno della tradizione romana in senso stretto ma rappresenta tutto quello che c’è da sapere sul modo di mangiare a Roma, sull’arte dell’arrangiarsi, su quei piatti che oggi chiamiamo svuota frigo (ma volete mettere il suo friggidere?). Insomma, a me quella poesia piace tanto e mi fa commuovere e quegli spaghetti io li trovo tremendamente romani.

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Per i pinchos, ho pensato di proporre tre salse ispirate alle tre grandi  paste romane: matriciana, carbonara e cacio e pepe. Per onorare la tradizione del pinchos, che vuole qualcosa che si infili in uno stecchino, ho fatto dei mini cornetti di pasta sfoglia leggera di Leonoardo DI Carlo. E l’inzuppo ha regnato sovrano, posso garantirvelo.

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Terzo e ultimo, fatemi spendere due parole sulla mia tapas preferita, o meglio la mia versione di Montaditos. Il maritozzo “vecchio stile” con la porchetta.

Non vorrei far crollare un mito, ma il famoso maritozzo romano con la panna, quello con cui si concludono le uscite serali dei ragazzi di tutta roma, ripieno di panna e con lo zucchero sopra, ecco, non è il tradizionale e antico maritozzo. E’ relativamente recente (una trentina d’anni, forse quaranta, sufficienti comunque a farlo rientrare nella nostra tradizione) rispetto al maritozzo che le nostre zie, mamme e nonne, romane de Roma, mangiavano negli anni ’50. Il maritozzo di quei tempi era una brioche con noci e uvetta, senza panna (sì, che vi devo dire).

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Il maritozzo degli anni ’50 è, ahimè, quasi scomparso ma c’è ancora qualche forno che lo produce (vedesi il Forno Mosca vicino via Ottaviano). A me non è parso vero di avere questa sfida, per fare un maritozzo tradizionale ma farcito con porchetta (che qui abito vicino ai Castelli romani e posso dire di conoscere i due migliori fornitori della zona, invidiatemi). E il cerchio si è chiuso. Lo ho adorato ed inserirò questo abbinamento nei prossimi buffet (oltre ad un vassoio di maritozzi con la panna, cui non posso rinunciare). Per cui Mai, il mondo delle tapas incontra la cucina romana: tutto per te! E con queste tapas, partecipo all’mtc di questo mese!

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"