Il bignè di San Giuseppe e differenze con le zeppole

Mar 7th

Il bignè di San Giuseppe, ovvero quello che, per un romano, rimane l’indiscusso dolce della festa di San Giuseppe.

Capiamoci: so benissimo che la zeppola napoletana è famosissima (ottima senza dubbio) e ormai diffusa in tutta Italia. Ma a Roma, da fine febbraio e fino al 19 Marzo, i bignè di San Giuseppe la fanno da padroni. Per me, pur figlia di un papà con origine campane, la zeppola era addirittura qualcosa di esotico, mangiato solo se capitavamo giù in quel periodo. Immaginate lo sconforto nel vedere, molti anni dopo, così trascurato questo gioiello della pasticceria.

E allora rivalutiamolo, il bignè per antonomasia.

Innanzitutto, c’è da comprendere le differenze esistenziali fra zeppola e bignè.

La zeppola ha una forma a ciambella rigata; il Bignè di San Giuseppe è ( a seconda delle interpretazioni) di vaga forma tonda o ellissoidale e sempre poco preciso nei confini.

La zeppola ha la crema solo sopra; il bignè di San Giuseppe è praticamente un contenitore della crema, vera protagonista.

La zeppola ha una crema estremamente sostenuta, che quasi regge al taglio; il bignè ha una crema morbida che inevitabilmente esce al primo morso (se non vi sporcate, godete solo a metà).

La zeppola ha l’amarena; il bignè ha solo un ricco strato di zucchero a velo.

La zeppola vera è fritta; il bignè di San Giuseppe vero è fritto. E qui si ricongiungono, nonostante le due esistenti versioni al forno che sa-è-più-leggero.

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In previsione della festa del papà, mi sono messa a friggere bignè con leggero anticipo. Come impasto ho usato quello, supercollaudato, dei tortelli alla ricotta di Massari.

Come crema, tanto per non deludere le aspettative del contenitore, ho usato la crema ricca di Giovanni Pina: una delle migliori mai fatte, che trovo perfetta per questo scopo. Il bignè è stato fotografato alla velocità della luce, l’avevo poggiati sul tavolo prima che il fratello li portasse via. Ho fatto solo in tempo a mettere un po’ di zucchero. Non so voi ma per la festa del Papà li proverei.

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"