Quando c’era solo l’aperitivo…

Ott 12th

In principio era l’aperitivo. Stuzzicante per l’appetito, nato a Torino, diffusosi poi in tutta Italia, era una cosa da bere, una bevanda da guardare, una tradizione da vivere.

Era bello, l’aperitivo. Era longevo, durava in Italia da due secoli. Ma la vita è ingiusta e l’aperitivo ha dovuto cedere il passo. Già, ma a cosa?

All’apericena, certo. Che non si sa neanche che lingua sia, questo apericena. Sarà maschile, femminile, neutro? Se è aperitivo non è cena e viceversa. Eppure oggi l’apericena la fa da padrone, ingombrante e ruffiano, con bibite accompagnate da volgari vassoi pieni zeppi di pasta, cous cous, pezzi di pizza freddi, arrosti, insalate di pollo e insalate di mare, fette di pane, verdure grigliate.

Ma in Italia siamo crudeli e non abbiamo voluto fermarci di fronte allo scempio dell’apericena. Sono nati i cugini specializzati in un tema: gli aperipizza, per quelli al top, gli aperisushi, per quelli vip . Non contenti, si aggirano anche gli aperipiada e gli apericine (un mix fra cinema e aperitivo?) per quelli chic, L’aperifrutta, per quelli veg, gli aperipesce, per quelli smart.

Di più, abbiamo osato con gli aperilingua, ma non fatevi illusione: è solo un aperitivo in cui si sceglie una lingua straniera e un tavolo cui essere abbinati, per imparare una lingua straniera, dato che quella natia l’avevamo già abbastanza maltrattata.

L’ultima che ho scoperto è stato un sorprendente aperismalto: e faccio fatica a conciliare la visione la visione di una mano che cerca di prendere patatine e noccioline mentre tagliano le cuticole, faccio fatica a immaginare la visione di una mano che prova a portare il bicchiere alla bocca mentre l’odore di smalto circonda il tavolo.

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L’aperismalto è qualcosa che supera la più vivida fantasia. O forse no, forse a breve ci ritroveremo con qualcos’altro. Cosa manca? Lo scopriremo solo vivendo. Sarà indubbiamente qualcosa di estremamente complicato.

Io preferisco il semplice, sono un po’ vecchio stampo. Tanto per non riportarmi sui binari della retta via di questo blog, parliamo allora di un dolce semplice, nel senso più atavico che ci viene in mente: la torta paradiso. La torta paradiso sa di merende, di bambini, di nonne, di confetture e dita sporche di fragola. Sa di panna e zucchero a velo. E volevo proprio farla. Ho preso in mano Non solo zucchero vol. I di Iginio Massari, che resta inevitabilmente la migliore delle garanzie. Su quel libro ce ne sono ben due versioni. Ho provato la torta paradiso moderna, semplicemente perché mi ispirava il procedimento.

Questa torta non mancherà mai più dalla mia tavola, sarà la regina di ogni festa di compleanno perché p assolutamente perfetta. E non provate a dirmi che inventeranno l’aperitorta, ho ucciso per meno.

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"