Sfogliata ai peperoni e uovo al forno di Ottolenghi
Ce li hai sempre lì, a portata di mano, li vedi tutti i giorni. E sempre ti sorprendono. I figli, intendo. Albertino e La Pasionaria crescono. E questo vuol dire che crescono i livelli di scaltrezza nell’inventare le birichinate. Che non so neanche se chiamarle tale, dato che stavolta hanno rischiato seriamente.
Mentre cucinavo la cosetta che vedete in foto (sì, ne parliamo dopo) sento loro, per caso, uno stralcio di conversazione:
Lui “hai trovato il Ruben? “
La conversazione riguardava, quindi, il nostro gatto.
Lei: “Sì,. Ma c’ho messo tanto. Ne avevo trovato uno di Astrid ma non andava bene. Li metto tutti e due?”
A questo punto la cosa ha attirato fortemente la mia attenzione. Dunque prima avevano un pelo della canetta nuova (Astrid, che è la border collie entrata a far parte della famiglia) ma non andava bene per qualche motivo misterioso. Ma ora avevano trovato un pelo del gatto, cosa non difficile, considerando la lunghezza del pelo di un Norvegese delle Foreste ma non era questo il punto. A cosa sarebbe dovuto servire, un pelo di Ruben?
Lui: “E’ tutto pronto? Se lo metti dentro poi giriamo. Ci servirebbe una fiamma”
E no, la fiamma no. Qualcosa non tornava. Ora ero in allarme.
Lei: “senti ho trovato un quadrifoglio, ce lo mettiamo che magari ci porta fortuna? Solo che la mia non puzza, come facciamo?”
Lui: “Non lo so, dovremmo tentare”
Lei” se tu la bevi ti farà male ma fra cento anni ti risveglierai”
Basta era troppo. Ero seriamente preoccupata. L’idea di avere un figlio addormentato per 100 anni non mi sconfinferava neanche un po’. Ancor di più perché la mia mente aveva ricollegato una cosa, cosa mi ritenevo abbastanza pericolosa a meno di controllare gli ingredienti.
Mi sono precipitata verso i due malfattori, che avevano un bicchierino in mano. La domanda mi è uscita proprio spontanea: “Ma state facendo la polizione Polisucco”.
I due si sono guardati ma poi mi hanno detto “Sìì”, mettendo il bicchierino dietro la schiena.
“Vogliamo diventare un gatto”
Fatemi-vedere era l’ordine perentorio. In un vaso, lasciato in giardino, riempito con l’acqua piovana, avevano messo foglie secche, bastoncini, una carta delle figurine, un lecca lecca, qualche oggetto non identificato. Il tutto con un colore fra il marrone e il verde militare.
“Se mettete quella cosa in bocca, vi faccio diventare un gatto io, questa è una certezza”
Sono intelligenti e hanno capito che non scherzavo. Al che Albertino, dall’alto dei suoi nove e saggi anni, ha sentenziato: “ok, diamolo alle piante”.
Rientrata l’emergenza, sono riuscita a tornare alla mia preparazione, mentre ringraziavo il cielo di aver visto i film di Harry Potter e letto tutti i libri. Quando si dice che la lettura aiuta.
Ma parliamo di questa ricetta: Ottolenghi, sempre lui. Sto facendo le sue ricette a ripetizione. Ne vedrete delle altre ed è una minaccia. Questa, sul libro di Jerusalem, mi aveva colpito subito! Per farla ho usato questa pasta sfoglia, già che c’ero, ma anche questa di Massari sarebbe andata benissimo.
Buone buone queste sfoglie. Potreste farle anche senza tutte quelle spezie, certamente, ma sarebbe un vero peccato! Fate attenzione a procurarvi una sfoglia di ottima qualità (Ottolenghi dice “fatta con burro”). Voleste farla a mano, posso souggerirvi questa di Massari o questa di Conticini.
[amd-zlrecipe-recipe:238]







Leave a Comment