Crostata cocco e lampone

Nov 11th

Domenica a pranzo da mamma, ma pranzo un po’ speciale, causa presenza di suo nipote (mio cugino) con la figlioletta al seguito. Era tanto che non veniva, quindi l’ansia di mia madre, nella preparazione del pranzo, era direttamente proporzionale a quella leggera pressione che le fa mio padre quando ha ospiti, fosse pure un parente, uno di casa insomma.

Presa dalla gioia generale dell’occasione propizia per preparare qualcosa, telefono a mamma e le dico: porto il dolce. Eh, risponde lei, anche io ne faccio uno. papà vuole un pan di spagna con la crema e il cioccolato, un dolce normale insomma.

Un dolce normale.

 

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Eh sì, il sottointeso, neanche tanto sotto, è che io, di dolci normali, non ne faccio. Ma insomma, amo i ciambelloni, le crostate, tutti i dolci tradizionali del sud e del nord ma siccome amo fare anche dolci con mousse, magari seguendo le indicazioni di pasticceri moderni, ecco che allora faccio cose strane. Siamo sempre alle solite: ogni tanto uno si ingegna per fare un dolce al cucchiaio con mousse, creme varie, glasse a specchio e bisquit e ti rispondono: buono eh, ma una crostata no?

Ecco, io una crostata volevo fare, di stampo moderno però. E vi dirò di più, ho scomodato le basi di quattro pasticceri importanti dico quattro. La scena fantastica è stata quando mio cugino, il nostro ospite d’onore, mi ha chiesto di descrivergli il dolce. Dunque, la base è una sablé al cocco, inizio io. Una che? una frolla, fa lui. No, continuo io, poi c’è uno strato di confettura ai lamponi, seguito da un bisquit noisette.

Attimo di silenzio e sguardo allibito di mio cugino corredato da un piccolo squotimento della testa. Che c’hai messo? e che è un bisquit. Niente, dico io, è di Conticini. Ahhhh, fa lui. E poi volevo dirgli lo strato successivo, ma sono scoppiata a ridere. Non posso dirlo, ho detto fra le lacrime. No, ora me lo dici. Insisto, diceva il cugino sempre più determinato. Dopo cinque minuti di risate, (giuro che non riuscivo a parlare) mi è uscito, a stento, il nome namelaka. Al che, mi cugino ha buttato la forchettina mentre tutti mi guardavano stupiti. E io a cercare di rassicurarli sul fatto che la namelaka fosse usatissima, in pasticceria. Quello che ho sentito dopo è stato solo un Zia, è buonissimo questo pan di spagna con i pavesini comprati, sai???

Insomma, io la crostata l’ho fatta. Poi vai a dirmi che è strana! I pasticceri chiamati in causa sono stati, nell’ordine: Di Carlo, Conticini, Santin, e Pina.

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"