I topinambur e torture di oggi

Feb 16th

Topinambur, questo sconosciuto. Confesso: non l’avevo mai mangiato prima, questo tubero che sa di carciofo, mentre  tutto il mondo ne decantava le meraviglie. Non è che avessi deciso di utilizzarlo a tutti i costi è solo che, volendo provare lo strudel salato per l’MTC di questo mese (dopo quello dolce) e non avendo grandissime idee, avevo deciso di andare dalla mai fruttivendola (aka spacciatrice) di fiducia e di lasciarmi ispirare da quello che avrei trovato.

E lì, sul banco, c’era una cassettina con questi cosi bitorzoluti, dalla faccia tanto simpatica quanto difficile. Scommettevo che, al taglio, difficili lo sarebbero stati sul serio. Mai prima impressione fu più esatta.

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Insomma, per farla breve, ho chiesto alla mia fruttivendola “Mena, senti, come sono i topinambur?”

E lei “boni!”

“E di che sanno”

“ Di carciofo”. Neanche a dirlo.

Ha continuato: “te faranno penà pe capalli (pulirli, ndr) ma poi vedrai che ne varrà la pena”.

Con una referenza così, potevo non prenderli? Potevo non farci uno strudel salato, secondo indicazione di Mari?

Ovviamente sono tornata a casa coni miei topinambur, decisa a non farmi intimidire dalla “capatura”!

La considerazione è che la sbucciatura dei topinambur può rientrare nel Manuale delle torture contemporanee, nulla di più, non lasciatevi impressionare.

Li ho abbinati ad una farcia di ricotta e yogurt greco, che la nota acidula fa sempre la sua figura e, ricordando un carciofo con una fetta di pancetta arrotolata poggiata sopra e cotto al forno (ho avuto un’infanzia felice, lo so), ho messo anche uno strato di pancetta tesa arrotolata e tagliata sottile. Per non farci mancare proprio nulla.

Ah, la salsa di accompagnamento è un olio al prezzemolo con o senza aglio a secondo dei gusti (per me aglio!)

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"