Volevano essere lagane

Mag 27th

..invece si sono trasformate in tagliatelle e alla fine sono state trofiette. Avevo programmato un bel piatto di lagane, complice un bel libro sui ceci di Cicerale che ho a casa e l’acquisto dei famosi Ceci l’ultima volta che sono andata in Campania. Avevo preparato tutto: i ceci, piccoli, di un bellissimo colore fra l’arancio e il beige, immersi nell’acqua tutta la notte, la farina di semola rimacinata, l’olio pugliese, qualche peperoncino (per chi lo volesse).

Ho messo a lessare i ceci stamattina presto per avere tutto il tempo di fare la pasta, farla riposare e tagliare le lagane. Ma la distrazione è sempre in agguato! Leggevo un post di Teresa sulla differenza fra tagliatelle e fettuccine, per imprimermi bene in tesa la differenza e giunto il momento di andare in cucina per fare le lagane, ho preso tutti gli ingredienti, ho attivato il Kenowood per il briciolame, poi ho impastato a mano e fatto riposare per un’ora al coperto. Dopo un’ora ho steso la pasta e tagliato le lagane… che però erano tagliatelle! Appena finite di tagliarle mi son resa conto di aver tirato una bella pasta all’uovo!  In pratica, assorbita dalla lettura del post, quando sono andata in cucina ho preso gli ingredienti indicati e fatto tagliatelle (il bello è che ho lasciato in bella vista la semola …bah). Che potevo fare? Tagliatelle e ceci non mi mandava proprio! Ero partita con le lagane e non potevo ripiegare. In fondo i bambini adorano le tagliatelle..così quelle sono diventate il loro primo piatto domenicale. Io, in compenso, mi sono andata a riprendere il libro in cerca di ispirazione..e qualcosa ho trovato!

Parliamo di questo meraviglioso libretto: Cucinare con i ceci di Giovanna Lauria. Luciano Pignataro, nella prefazione, scrive che questo non è solo un libro ma un presidio culturale. E’ vero. Questo libro porta alla luce tutte le tradizioni di un territorio difficile, per molto tempo ignorato, e lo fa con ricette antiche e ricette nuove, tradizione e innovazione … un binomio sempre più ricercato nel mondo della gastronomia.

Ciò che mi ha colpito di questo libro, ancor prima di leggere le ricette, è stato il racconto che l’autrice fa della madre, “donna forte e coraggiosa, donna autentica dell’antica terra cilentana, che lasciava, da giovane, il suo paese e la sua famiglia per partire ogni anno per le risaie piemontesi, laddove avrebbe trascorso mesi a seminare e raccogliere riso”. Giovanna racconta della felicità al momento della maturazione del grano, perché quell’oro indicava che presto avrebbe visto il fazzoletto bianco a mo di copricapo che la madre portava, della valigia lasciata cadere per abbracciare lei e i suoi fratelli, dei papaveri rossi cresciuti nei campi dove ognuno aveva il proprio lavoro, dei ceci colti a mano fra la prima rigiuda.E qui ceci fanno parte della loro storia e anche della nostra e ci fanno conoscere la “terra quae cicera alit”, ovvero Cicerale, la terra che nutre i ceci. Oggi non ho potuto cucinare le Lagane e ceci (piatto della mia tradizione familiare, che mia nonna paterna, a Sapri, mi cucinava spesso) ma lo farò appena possibile. E’ qualche idea l’ho trovato, spulciando le varie ricette. Non ho potuto eseguirle interamente perché non avevo tutti gli ingredienti ma ho messo insieme qualche indicazione per condire delle trofiette : crema di ceci, salsiccia  e guanciale, con una spolverata di cacio ricotta. E il pasto della domenica è passato in felicità!

[amd-zlrecipe-recipe:47]

About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"