Le Pesche di Prato: ritorno al passato

Feb 26th

Anni fa , non ricordo dove fossi, vidi la copertina di un libro che mi colpì profondamente: fondo nero e, su un’alzatina trasparente, delle splendide pesche di prato. La scena era tutta per loro: erano semplicemente perfette.  In molte pasticcerie si trovavano (e si trovano) le pesche (la denominazione “di Prato” non viene quasi mai aggiunta qui a Roma)…ma si vedeva lontano un miglio quanto quelle della copertina fossero diverse. Ho sfogliato quel libro velocemente, ricordo che avevo pochissimo tempo. Poi all’epoca non avevo ancora  la passione per tutti i libri di cucina..quindi lasciai il libro. Me ne sono pentita quasi subito, anche perché non l’ho più ritrovato. Potete quindi immaginare cosa ho provato quando me lo sono ritrovata fra le mani, complice la partecipazione al contest di Simona, cib’arte.

E l’ho sfogliato con un po’ di emozione, questo salto del passato che ha fatto prepotentemente capolino proprio ora. Il libro è bellissimo. Difficile definirlo un libro di cucina (senza togliere nulla a tutti i libri che ho) ma l’introduzione basta a renderlo immancabile nella “collezione” dei libri di chi ama cucinare (o anche di chi ama leggere in generale). Una bella presentazione di Igino Massari introduce questo “dolce libro” curato da Claudio Martini (l’editore) e da Paolo Sacchetti (il pasticcere). Una strana alchimia, la loro, che si chiama passione: passione per queste pesche “sensuali e suadenti, dotate di una bellezza morbida, schiva, non esibita, senza glamour” ma anche passione  per la qualità, intesa come “modo di pensare, di esistere … di lavorare col cuore”. Le fotografia catturano tutta l’essenza del dolce (abbiate pazienza con le mie…ma sul libro sono splendide!) e i testi sono davvero piacevoli.

Una cosa importante che mi ha fatto conoscere questo libro è un ingrediente speciale: l’Alkermes. Quello vero, quello prodotto dalle Officine di Santa Maria Novella. Si potrebbe scrivere un libro solo di Lui! Non c’è stato verso, per me, di provare a rifare queste pesche senza quell’Alchermes lì. E  la mia amica Elena, che ringrazio di cuore, ha fatto in modo che riuscissi a stringere fra le mani questa bottiglia rosso fiammante..sembra rubino liquido! E la consistenza, il profumo e il sapore sono davvero qualcosa di unico.

Gli autori sostengono che un dolce tradizionale è tale è tale quando un’intera comunità lo produce in casa. Io stasera ho un piccolo pezzo di Prato qui sul mio tavolo….

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About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"