Agatì, paro: non sparigliare mai

Feb 5th

“Agatì, dammi la mano che t’insegno. Devi girare la forchetta in questo modo. Gira, non ti scantare, forte che diventa liscia……Lei voleva diventare la sposa di Gesù, aveva deciso di consacrarsi a lui e nessuno ci poteva a farle cambiare strada. L’atteggiamento di virginedda timida  eccitò i sensi del console. Prima o poi te ne accorgerai anche tu che qui in Sicilia, isola di cruzzuni, i desideri delle donne non contano niente, mentre quello che vogliono gli uomini diventa destino.” Così’ la nonna Agata insegna alla nipote Agatina i segreti del dolce che ogni anno  il 5 Febbraio, giorno di Sant’Agata, è il principe delle tavole catanesi. Per la nonna la ricetta delle Minne di Sant’Agata era il bene di famiglia più prezioso. In penombra, nella cucina, si svolgeva il sacro rito della preprazione delle minne. Tutti gli altri parenti erano esclusi, perchè incapaci di una fede genuina nei confornti della Santuzza e avrebbero vanificato la preparazione della nonna. La nipotina guarda la nonna, la aiuta, entra a far parte del rito e della tradizione, comprende la fase delicata della decorazione. La decorazione delle piccole cassate era tutto: dovevano assomigliare a dei seni veri, altrimenti si correva il rischio di scontentare la Santa e di non ottenere la sua protezione per l’anno a seguire. E il numero..quanto era importante il numero: le minne dovevano rigorosamente pari, due per ogni donna presente.

Il libro di Giuseppina Torregrossa, Il conto delle Minne, letto un paio di mesi fa, ha fatto in modo che le Minne di Sant’Agata diventassero il dolce da preparare per il 5 Febbraio. Non le ho mai assaggiate (non ho avuto il piacere) e neanche viste dal vero, purtroppo, ma ho deciso che costituiranno il dolce di questa sorta di capodanno femminile basato sul conto delle minne. Conto..ovvero racconto ….ma anche conto vero e proprio considerando quanto è importante il numero delle minne nella vite di tutte le donne Badalamenti.

Quando tutto andrà bene, il conto sarà pari. Quando qualcosa minaccerà la vita di quelle donne, il conto tornerà dispari e la qualità dei dolci sarà scadenti. Un filo sottile lega la riuscita delle Minne di Sant’Agata al buon andamento della vita di ognuno di loro.

Letto questo libro, non ci si chiede più quale sia la ricetta giusta: è questa, non si capisce perché dovrebbe esserne un’altra. Io le ho ripetute e vi posso assicurare che ero emozionata, ho cercato di fare tutto con attenzione e precisione “nzà ma’  la Santuzza” mi negasse la sua protezione. Durante la cottura le ho guardate con un po’ di apprensione e le ho sfornate con vero e proprio timore.

La glassa, colata con più delicatezza possibile e la ciliegina…qui la Santuzza mi deve proprio perdonare ma, causa neve, non c’è stato modo di uscire per comprorna qualcuna. E dato che a meno non se ne poteva fare…ho ricreato delle ciliegie con la pasta di zucchero e le ho dipinte col rosso (spero apprezzi almeno la buona volontà, se non il risultato).

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E con questo…i più cari auguri a tutte le Agate e se volete vedere delle foto bellissime sullacvera festa catenese, basta andare a trovare Teresa!

About the Author,

Maria Grazia Viscito, alias Caris, 39 anni, ingegnere, di Roma, con una grande passione per il cibo e la fotografia, cucina "per legittima difesa"